Lo spot della De Cecco (la pasta) usa "Vecchio frac", canzone del 1955 interamente scritta e musicata da Domenico Modugno.
È pensabile che i creativi che hanno deciso di usare questo brano non abbiano capito di cosa parla e siano rimasti semplicemente affascinati dal "lalala" fischiettato.
Oppure che lo sapessero perfettamente ma al contempo fossero ben consapevoli del fatto che i destinatari dello spot invece non ne sanno nulla.
"Vecchio frac" parla di morte.
Jorge Luis Borges da giovane

 

Tempo fa lessi un racconto, non ricordo l'autore né, tantomeno, il titolo. Ma vi prego di credermi se dico che esiste.

Il protagonista era un giovane del nostro tempo il quale raccontava in prima persona di come era diventato uno scrittore molto letto ma sconosciuto. Un ghost writer o qualcosa di simile.

Raccontava di come un giorno, usando una delle tante piattaforme di scambio illegale di file, avesse scaricato un racconto di non so quale scrittore. Potrei dire Borges ma sono certo che questa annotazione tradirebbe solo una mia personale ossessione senza, in contropartita, aggiungere alcunché al senso delle cose narrate. Diciamo allora, solo per convenzione, che il nostro giovane scarica illegalmente un racconto di Borges e tanto basti.

 

«Qualcosa di rimosso rimbomba nelle orecchie
a questa casa,
fa pendere le tende senza vento, tramortisce
gli  specchi
finchè i riflessi perdono sostanza.
Un certo suono pari al digrignare di mulini a vento
si è fermato di colpo;
un’assenza assordante, una mazzata.
Accerchia questa valle, pesa su questo monte,
estrania il gesto, spinge questo lapis
attraverso un fitto nulla, ora,
carica di silenzio le dispense, piega il bucato acido
come i panni dei morti, lasciati esattamente
dai congiunti come usavano i morti,
increduli, aspettando occupazione»

 
E poi, a sessant'anni, la vita ti butta in faccia tutta la tua ignoranza.
Scopri l'esistenza e la persistenza di William Ernest Henley, di cui non avevi neanche il sospetto.
Ne leggi la struggente biografia, le imponenti attestazioni di stima, la fortuna fra gli sfortunati, leggi che Nelson Mandela lo amava tanto da farne un mantra durante gli anni più duri della prigionia.
Che era amico di Robert Louis Stevenson, il quale ne utilizzò il fisico martoriato per dare corpo a Long John Silver, che Churchill lo citò nel discorso ai Comuni il 9 settembre del 1941, che il film "Invictus" (di Clint Eastwood, con Morgan Freeman nei panni di Mandela) è una diretta citazione e un tributo, che la figlia Margaret ispirò a Barrie la figura di Wendy nel suo "Peter Pan".
E che non è mai stato tradotto in italiano.
E che tu non lo conoscevi e hai solo da chiederti: "Come ho fatto?"

 

Frères humains qui apres nous vivez
N'ayez les cuers contre nous endurciz,
Car, se pitié de nous pauvres avez,
Dieu en aura plus tost de vous merciz.
Vous nous voyez cy attachez cinq, six
Quant de la chair, que trop avons nourrie,
Elle est pieça devoree et pourrie,
Et nous les os, devenons cendre et pouldre.
De nostre mal personne ne s'en rie:
Mais priez Dieu que tous nous veuille absouldre!

 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.