La pasta del suicida
Riscrivere i libri
Tempo fa lessi un racconto, non ricordo l'autore né, tantomeno, il titolo. Ma vi prego di credermi se dico che esiste.
Il protagonista era un giovane del nostro tempo il quale raccontava in prima persona di come era diventato uno scrittore molto letto ma sconosciuto. Un ghost writer o qualcosa di simile.
Raccontava di come un giorno, usando una delle tante piattaforme di scambio illegale di file, avesse scaricato un racconto di non so quale scrittore. Potrei dire Borges ma sono certo che questa annotazione tradirebbe solo una mia personale ossessione senza, in contropartita, aggiungere alcunché al senso delle cose narrate. Diciamo allora, solo per convenzione, che il nostro giovane scarica illegalmente un racconto di Borges e tanto basti.
Nostalgia del mare
«Qualcosa di rimosso rimbomba nelle orecchie
a questa casa,
fa pendere le tende senza vento, tramortisce
gli specchi
finchè i riflessi perdono sostanza.
Un certo suono pari al digrignare di mulini a vento
si è fermato di colpo;
un’assenza assordante, una mazzata.
Accerchia questa valle, pesa su questo monte,
estrania il gesto, spinge questo lapis
attraverso un fitto nulla, ora,
carica di silenzio le dispense, piega il bucato acido
come i panni dei morti, lasciati esattamente
dai congiunti come usavano i morti,
increduli, aspettando occupazione»
William Ernest Henley
Ballade des Pendus
Frères humains qui apres nous vivez
N'ayez les cuers contre nous endurciz,
Car, se pitié de nous pauvres avez,
Dieu en aura plus tost de vous merciz.
Vous nous voyez cy attachez cinq, six
Quant de la chair, que trop avons nourrie,
Elle est pieça devoree et pourrie,
Et nous les os, devenons cendre et pouldre.
De nostre mal personne ne s'en rie:
Mais priez Dieu que tous nous veuille absouldre!






