Misura, providenzia e meritanza
Misura, providenzia e meritanza
fanno esser l’uomo sagio e conoscente
e ogni nobiltà bon senn’avanza
e ciascuna riccheza fa prudente.
Misura, providenzia e meritanza
fanno esser l’uomo sagio e conoscente
e ogni nobiltà bon senn’avanza
e ciascuna riccheza fa prudente.
Non sono più silenziosi gli specchi
né più furtiva l’alba avventuriera;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi ci è dato percepire da lontano.
Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l’amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
di un abito chiuso come un sogno.
Mi sono iscritto a una lobby. Fatelo anche voi, è istruttivo.
Oppure diventate ebrei. O anche gay, terroni, profe$$oroni, zingari, handicappati, radical chic, nekri, poveri, pazzi, mussulmani, buonisti.
Non per sempre, non è necessario.
Diventatelo anche solo per qualche giorno all'anno, un paio di settimane, toh.
Taluni miei amici ritengono, non del tutto senza fondamento, che il libro (loro ne parlano solitamente al singolare ma riferendosi a tutti i libri della borgesiana Biblioteca di Babele, in una sorta di singulare majestatis) sia epitome e interprete di una qualche forma di sacralità o di feticismo, mettendo peraltro sullo stesso piano il libro dei libri e le mutande sudate di Rita Hayworth, in una bestemmia depotenziata (almeno quello!) di implicazioni e sanzioni se non penali perlomeno amministrative.