Mi sono iscritto a una lobby. Fatelo anche voi, è istruttivo.

Oppure diventate ebrei. O anche gay, terroni, profe$$oroni, zingari, handicappati, radical chic, nekri, poveri, pazzi, mussulmani, buonisti.

Non per sempre, non è necessario.

Diventatelo anche solo per qualche giorno all'anno, un paio di settimane, toh.

 

 

Noi che da ragazzi abbiamo letto la saga di Sandokan e di Tremal-Naik, parteggiavamo per un malese, per un principe del Borneo innamorato di una ragazza inglese, per un avventuriero portoghese.
Tutti uniti contro l'imperialismo britannico di James Brooke.
Non ci importavano le distinzioni di razza o di etnia, né le religioni o le diverse lingue. Tanto meno il colore della pelle o dei capelli.
Parteggiavamo per la riscossa degli oppressi, per la vittoria dei deboli contro i potenti, sognando un modo giusto in cui i cattivi fossero puniti e i buoni trionfassero.
 
Paria, Thugs, tenentini, bramini, vele al vento e cannoni, arrembaggi e scariche di fucileria.
 
La révolution, mes amis.
 
Saremmo mai potuto diventare qualcosa di diverso da ciò che siamo?
 

 

Taluni miei amici ritengono, non del tutto senza fondamento, che il libro (loro ne parlano solitamente al singolare ma riferendosi a tutti i libri della borgesiana Biblioteca di Babele, in una sorta di singulare majestatis) sia epitome e interprete di una qualche forma di sacralità o di feticismo, mettendo peraltro sullo stesso piano il libro dei libri e le mutande sudate di Rita Hayworth, in una bestemmia depotenziata (almeno quello!) di implicazioni e sanzioni se non penali perlomeno amministrative.

 

Ci sono libri che ti vengono incontro decisi, spavaldi, accelerando. Che lo vedi che se non fai qualcosa finiranno per investirti, traumatizzarti, fratturarti e poi giorni d'ospedale e farmaci equivalenti.

E quindi quando vedo arrivare questo "La rivolta delle Muse" (sottotitolo "Epigrammi d'Italia") a cura di Gaio Fratini, pubblicato in 64esimo da Vallardi nel 1994 e per sole 10.000 lire (quarta di copertina "Un viaggio arguto nell'universo epigrammatico da Marziale a Foscolo, da Flaiano a Pasolini") lo capisco subito che mi devo scansare, che non devo aprirlo nonostante tutti i quattro sensi che mi restano ululino (ululì, ululà) «Non morirai affatto! Anzi, Dio sa che quando tu lo aprissi, si aprirebbero i tuoi occhi e diventeresti come Dio, conoscendo il bene e il male».


Non d'acqua ma di miele sarà l'ultima
goccia della clessidra. La vedremo
brillare e inabissarsi nella tenebra,
ma conterrà le gioie che Qualcuno
o Qualcosa elargì al rosso Adamo:
il reciproco amore e il tuo profumo,
l'atto di dare un senso all'universo,
sia pur fallacemente, quell'istante
in cui Virgilio immagina un esametro,
la neve che discende lieve, l'acqua
della sete e il pane della fame,
sentire al tatto il libro che cerchiamo
nella gran confusione delle mensole,
il gusto della spada nello scontro,
il mare aperto che arò l'Inghilterra,
il conforto di udire le anelate
note dopo il silenzio, un incantevole
ricordo ormai sbiadito, la stanchezza,
l'attimo in cui il sonno ci dissolve.