Eravamo io, Totonno il Melonaro, Cosimo dell'INPS, Peppino Capatorta e Gessika del Salone per sig.re "Sciantosamente tua ma non solo".
Totonno, imprenditore di successo (ha un trerrote Apecar Classic refurbished da suo cugino carrozziere, senza assicurazione, e vende meloni e angurie agli incroci) ha esordito sostenendo che in Italia non si può investire: troppe tasse, troppe pastoie burocratiche.
Cosimo, che fa l'usciere e incontra tutte le mattine e tutte le sere Tito Boeri, ha rilevato che Totonno non solo non fa scontrini ma non ha proprio il registratore di cassa e che quindi è meglio se sta zitto. A reggere l'economia del Paese e il suo funzionamento sono i dipendenti della pubblica amministrazione, senza i quali ripiomberemmo tutti quanti nella barbaria in due settimane.

 

Non sono più silenziosi gli specchi
né più furtiva l’alba avventuriera;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi ci è dato percepire da lontano.
Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l’amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
di un abito chiuso come un sogno.

 

Mi sono iscritto a una lobby. Fatelo anche voi, è istruttivo.

Oppure diventate ebrei. O anche gay, terroni, profe$$oroni, zingari, handicappati, radical chic, nekri, poveri, pazzi, mussulmani, buonisti.

Non per sempre, non è necessario.

Diventatelo anche solo per qualche giorno all'anno, un paio di settimane, toh.

 

 

Noi che da ragazzi abbiamo letto la saga di Sandokan e di Tremal-Naik, parteggiavamo per un malese, per un principe del Borneo innamorato di una ragazza inglese, per un avventuriero portoghese.
Tutti uniti contro l'imperialismo britannico di James Brooke.
Non ci importavano le distinzioni di razza o di etnia, né le religioni o le diverse lingue. Tanto meno il colore della pelle o dei capelli.
Parteggiavamo per la riscossa degli oppressi, per la vittoria dei deboli contro i potenti, sognando un modo giusto in cui i cattivi fossero puniti e i buoni trionfassero.
 
Paria, Thugs, tenentini, bramini, vele al vento e cannoni, arrembaggi e scariche di fucileria.
 
La révolution, mes amis.
 
Saremmo mai potuto diventare qualcosa di diverso da ciò che siamo?
 

 

Taluni miei amici ritengono, non del tutto senza fondamento, che il libro (loro ne parlano solitamente al singolare ma riferendosi a tutti i libri della borgesiana Biblioteca di Babele, in una sorta di singulare majestatis) sia epitome e interprete di una qualche forma di sacralità o di feticismo, mettendo peraltro sullo stesso piano il libro dei libri e le mutande sudate di Rita Hayworth, in una bestemmia depotenziata (almeno quello!) di implicazioni e sanzioni se non penali perlomeno amministrative.