nicola de rosaLa morte, immobile, piatta, bianca
Ruba le parole dalle labbra tirate
Ruba il sangue e scolora la pelle

André Pieyre de Mandiargues
Conta solo lui
Il guizzo dietro le fessure che sono gli occhi
La parola ripresa e riconquistata
Tre femmine immorali, con il punto interrogativo, cazzo!
Tre femmine immorali?
Les Héroïnes du mal

 

"Ignazio Maria Gallino (1942 – 2022) è stato un editore, collezionista e saggista italiano, considerato uno dei massimi esperti e testimoni della controcultura e del movimento underground in Italia."

Io Ignazio l'ho conosciuto. Eravamo abbastanza amici, siamo stati a cena a casa sua diverse volte, complice il fatto che abitavamo a pochi isolati di distanza, nella stessa Chinatown.

Ho conosciuto la sua compagna, Claudia dai capelli rossi (attrice streheleriana, il rosso viene da sé) e il suo cane Gustavo (un amico di nome Gustavo aveva detto a Ignazio: "Me lo tieni per una settimana?", poi era scomparso in Spagna, lasciando il cane e il nome).

 

Qualche sabato fa, nel mio solito giro per il Balon, prima di ritrovarmi a farci un caffè con Marcello e Beppe, mi è caduto l'occhio su una copertina che spuntava da uno di quegli scatoloni di banane dentro cui vengono di norma trasportati i libri vecchi dai rigattieri e dai ciapa-ciapa. Grafica innegabilmente prattiana, i nomi degli autori in alto: Arrigo Petacco e Hugo Pratt. E il titolo: "Un cuore garibaldino".

Di fretta (ero in ritardo) ho contrattato non ricordo se uno o due euro e l'ho infilato nello zaino.

L'intenzione primaria era di coprire una così grave mancanza: un albo a fumetti di Pratt che non conoscevo (o di cui non mi ricordavo). Non del Pratt degli esordi ma del periodo più maturo e fecondo del Maestro di Malamocco. Impadronirsi del fumetto, subito. 

 

L'atto del loro godimento illecito
si è compiuto. Si sono alzati dal letto,
e si rivestono in fretta senza parlare.
Escono uno per volta, di nascosto,
camminano per strada timorosi
che qualcosa possa tradire
in che genere di letto sono stati.

Ma quale opportunità per la vita dell'artista.
Domani, dopodomanı o più avanti negli anni, si scriveranno
i versi intensi che hanno avuto qui la loro origine.

 

Dio abbia pietà dell'ingenuità di chi pensa che Jakob e Wilhelm Grimm abbiano composto i loro racconti per intrattenere i bambini e formarne uno spirito sano e gentile.

In realtà, si tratta di fiabe orrorifiche, buone per vecchi cinici che non si fanno scrupolo di leggerle ai nipotini.

 

Il palazzo dell'imperatore della Cina era il più splendido del mondo: tutto di porcellana finissima, e così fragile che bisognava fare molta attenzione a quello che si faceva, anche trovandosi a dieci passi di distanza. Il giardino era pieno di fiori stupendi, e, ai più rari, il giardiniere aveva attaccato dei campanellini d'argento, così tutti avevano l'opportunità di ammirarli. Nel giardino dell'imperatore tutto era disposto in maniera davvero perfetta; ed era un giardino vastissimo, tanto che neppure il giardiniere sapeva dove terminasse. Cammina, cammina, cammina, si arrivava in margine a una splendida foresta di piante altissime, punteggiata di limpidi laghetti; e la foresta continuava, immensa, fino al mare, azzurro e profondo, e i vascelli, costeggiando, potevano passare sotto i rami degli alberi, sporgenti sull'acqua. In mezzo a quelle piante, viveva un usignuolo dalla voce così melodiosa che anche il povero pescatore, pur preoccupato da mille pensieri, non poteva rinunciare, quando, la notte, andava a gettare le reti, a fermarsi ad ascoltarlo.