Il palazzo dell'imperatore della Cina era il più splendido del mondo: tutto di porcellana finissima, e così fragile che bisognava fare molta attenzione a quello che si faceva, anche trovandosi a dieci passi di distanza. Il giardino era pieno di fiori stupendi, e, ai più rari, il giardiniere aveva attaccato dei campanellini d'argento, così tutti avevano l'opportunità di ammirarli. Nel giardino dell'imperatore tutto era disposto in maniera davvero perfetta; ed era un giardino vastissimo, tanto che neppure il giardiniere sapeva dove terminasse. Cammina, cammina, cammina, si arrivava in margine a una splendida foresta di piante altissime, punteggiata di limpidi laghetti; e la foresta continuava, immensa, fino al mare, azzurro e profondo, e i vascelli, costeggiando, potevano passare sotto i rami degli alberi, sporgenti sull'acqua. In mezzo a quelle piante, viveva un usignuolo dalla voce così melodiosa che anche il povero pescatore, pur preoccupato da mille pensieri, non poteva rinunciare, quando, la notte, andava a gettare le reti, a fermarsi ad ascoltarlo.