Dalle cose che feci o dissi
non cerchino d’indovinare chi fui.
C’era un impedimento a trasformare
il mio modo di vivere e di agire.
C’era un impedimento, e mi fermava
molte volte che stavo per parlare.
Dalle mie azioni meno appariscenti
e dai miei scritti più velati –
da questo solo mi conosceranno.
Anche se forse non varrà la pena
che facciano tanti sforzi per capirmi.
Più avanti – in una società perfetta –
apparirà di certo qualcun altro
che mi somigli e agisca da uomo libero.
 

 

Alcune vicende recenti hanno portato alla ribalta la parola "Ubik".
Per chi non lo conoscesse, "Ubik" è un romanzo di Philip K. Dick (a mio parere il suo romanzo più importante).
P. K. Dick, un nome ben conosciuto a chi ama la fantascienza ma del tutto ignorato da tutto il resto del vasto mondo, è stato un autore geniale e sofferto, a cui hanno attinto a piene mani altri scrittori e, tanto, il cinema. Il film "Blade runner" (per chi non lo sapesse) è tratto dal romanzo breve di Dick "Do Androids Dream of Electric Sheep?".

 

C'è, nel sentire comune, una bizzarra e ingiustificabile confusione fra due questioni che sono solo parenti lontani: la libertà di pensiero e la libertà di espressione.

 

L'uomo, per pagare il suo riscatto, ha due campi dalla creta profonda e ricca, ch'egli deve smuovere e dissodare col ferro della ragione.

Per ottenerne la più piccola rosa, per estorcerne alcune spighe, bisogna che egli li innaffi di continuo con le lagrime salate della sua fronte.

Un campo è l'Arte, e l'altro è l'Amore. - Per rendere propizio il giudice, quando verrà il giorno terribile della severa giustizia,

bisognerà mostrargli granai pieni di mèssi, e dei fiori le cui forme e i cui colori piacciano agli Angeli.



I fervidi innamorati e i dotti austeri amano ugualmente, nella loro stagione matura, i gatti forti e miti, orgoglio della casa, che come loro sono freddolosi e come loro sedentari.

Amici della scienza e della voluttà, cercano essi il silenzio e l'orrore delle tenebre; l'Erebo li avrebbe adottati per suoi funerei corsieri, se potessero flettere la loro fierezza al servaggio.

Assumono, mentre pensano, i nobili atteggiamenti delle grandi sfingi stese in fondo alle solitudini, che sembrano addormentarsi in un sogno senza fine.

Le loro reni feconde sono piene di scintille magiche, e aromi d'oro, come una fine rena, stellano vagamente le loro misteche pupille.

 

 

Già l'acqua inghiotte il soleTi danza il seno mentre corri a valleCon il tuo branco ai pozziLe labbra secche vieni a dissetareCorpo steso dai larghi fianchiNell'ombra sto, sto qui a vedertiPossederti, si possederti... possederti...