E poi, a sessant'anni, la vita ti butta in faccia tutta la tua ignoranza.
Scopri l'esistenza e la persistenza di William Ernest Henley, di cui non avevi neanche il sospetto.
Ne leggi la struggente biografia, le imponenti attestazioni di stima, la fortuna fra gli sfortunati, leggi che Nelson Mandela lo amava tanto da farne un mantra durante gli anni più duri della prigionia.
Che
era amico di Robert Louis Stevenson, il quale ne utilizzò il fisico martoriato per dare corpo a Long John Silver, che Churchill lo citò nel discorso ai Comuni il 9 settembre del 1941, che il film "Invictus" (di Clint Eastwood, con Morgan Freeman nei panni di Mandela) è una diretta citazione e un tributo, che la figlia Margaret ispirò a Barrie la figura di Wendy nel suo "Peter Pan".
E che non è mai stato tradotto in italiano.
E che tu non lo conoscevi e hai solo da chiederti: "Come ho fatto?"
«Dal profondo della notte che mi ricopre
Nera come il pozzo da un polo all'altro
Ringrazio gli dei qualunque essi siano
Per la mia indomabile anima.
Nella stretta morsa delle avversità
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
Incombe solo l'orrore delle ombre.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.»
«Out of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds, and shall find, me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.»
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