Una grossa gallina occupa l'appartamento; è così grossa che ha già diroccato qualche uscio, nel tentativo di passare da una stanza all'altra. Non che sia molto irrequieta, tuttavia; è una gallina intellettuale, e trascorre quasi tutto il suo tempo a leggere. Infatti è consulente della casa editrice A.; l'editore le spedisce tutti i romanzi che appaiono all'estero, e la gallina li legge, pazientemente, con l'occhio destro, perché non può leggere con tutt'e due allo stesso tempo: quello sinistro rimane chiuso, sotto la bella palpebra grigia vellutata. Di tanto in tanto, la gallina borbotta qualcosa, perché la stampa è troppo piccola per lei; oppure fa clo-clo e sbatte le ali, ma nessuno può dire se lo fa dal piacere o dalla noia. Comunque, quando un libro non le piace, la gallina intellettuale se lo mangia; poi la casa A. manda un ispettore a raccogliere gli altri - che lei lascia sparsi per tutta la casa - e li pubblica. Questo ha dato origine in passato a qualche equivoco: libri che venivano ritrovati dietro un armadio, quando erano già stati pubblicati da un altro editore, con deplorevole successo. Ciò nondimeno, è la gallina più autorevole dell'industria libraria.

Fra i segnali più evidenti e frequenti che identificano il radicalchic e ne definiscono la trama identitaria c'è sicuramente l'esposizione, percentualmente fuori scala e strategicamente posizionata ad altezza d'uomo, di una batteria di costole di volumi Adelphi in libreria, peraltro cromaticamente evidenti, all'osservatore parimenti radicalchic, già alla prima occhiata.

Io Giorgio Strehler un giorno l'ho incontrato.

Cioè, non letteralmente: nel senso che andavamo nella stessa direzione, lui pochi passi più avanti.

Oh, la vita, a volte, ti tira fuori ricordi strani, in situazioni strane.

Per esempio.

Si era quindicenni o piùomeno e c'era sto ragazzo che di anni ne aveva uno o qualcuno di più. Si era adolescenti, insomma.

Ulisse sa il mortale potere delle sirene. E sa della meraviglia del canto vibrato, che conduce alla follia.
Rende sordi i marinai con della cera per poter godere, lui solo, i dolci e liquidi andamenti armonici; senza poterli narrare o spiegare, che indicibile è la bellezza stupefacente di quei suoni.