Per il capo della polizia.

Indagare et riferire sulla vita che conduce a Cefalù il cittadino inglese Edward Alexander Crowley.

M.

A Sua Eccellenza Benito Mussolini
Capo del Governo

Roma, 15 luglio 1924

In riferimento alla nota dell’eccellenza Vostra, in cui si ordinavano indagini a carico del cittadino inglese E.A. Crowley, in atto residente a Cefalù (Palermo), trascrivo i punti essenziali del rapporto ora pervenuto da parte del Commissariato di P.S. di quella località.

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VOLSUNGA SAGA, 27

Il mio racconto sarà fedele alla realtà, o almeno al mio ricordo personale della realtà, che è poi la stessa cosa. I fatti sono molto recenti, ma so che il costume letterario è anche il costume di inserire dettagli di circostanza e di enfatizzare. Voglio scrivere del mio incontro con Ulrica (non ho mai saputo il suo cognome e forse non lo saprò mai) nella città di York. La cronaca coprirà una notte e una mattina.
Non mi costerebbe nulla raccontare di averla vista per la prima volta accanto alle Cinque Sorelle di York, quelle vetrate pure da ogni immagine che vennero rispettate dagli iconoclasti di Cromwell, ma il fatto è che ci siamo conosciuti nella saletta del Northern Inn, dall'altra parte delle mura. Eravamo in pochi e lei mi voltava le spalle. Qualcuno le offrì da bere, ma rifiutò.

«Sono femminista», disse. «Non voglio scimmiottare gli uomini. Non mi piacciono né le loro sigarette né i loro liquori».

La frase voleva essere spiritosa e intuii che l'aveva già pronunciata altre volte. Poi mi resi conto che non era da lei, ma quello che diciamo non sempre ci assomiglia.

Spiegò di essere arrivata tardi al museo; quando avevano saputo che era norvegese l'avevano lasciata entrare.

Nell’infanzia ho esercitato con fervore l’adorazione della tigre: non la tigre maculata degli isolotti del Paraná e della confusione amazzonica, ma la tigre striata, asiatica, reale che solo gli uomini guerrieri possono affrontare, dall’alto di una torre sopra un elefante. Spesso mi attardavo senza fine davanti a una delle gabbie dello zoo; amavo le vaste enciclopedie e i libri di storia naturale, per lo splendore delle loro tigri. (Mi ricordo ancora di quelle illustrazioni: io che non riesco a ricordare senza errore la fronte o il sorriso di una donna). Passò l’infanzia, svanirono le tigri e la mia passione, ma esse stanno ancora nei miei sogni. In quello strato sommerso o caotico continuano a imporsi, e in questo modo: una volta addormentato, mi distrae un sogno qualsiasi e a un tratto so che è un sogno. Allora penso: questo è un sogno, un puro svago della mia volontà, e poiché ho un potere illimitato produrrò una tigre.

Oh, imperizia! I miei sogni non sono mai capaci di generare l’agognata fiera. La tigre appare, sì, ma smunta o svigorita, o con impure variazioni dell’aspetto, o di misura inaccettabile, o fugace, o con qualcosa di cane o di uccello.

 

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto.

Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.

Las causas

 

I crepuscoli e le generazioni.

I giorni senza il giorno del principio.

La freschezza dell'acqua nella gola

di Adamo. L'ordinato Paradiso.

L'occhio che indaga e scruta nella tenebra.

I lupi che si accoppiano nell'alba.

La parola. L'esametro. Lo specchio.

 

Se il mondo ha la struttura del linguaggio
e il linguaggio ha la forma della mente
la mente con i suoi pieni e i suoi vuoti
è niente o quasi e non ci rassicura,

Così parlò Papirio. Era già scuro
e pioveva. Mettiamoci al sicuro
disse e affrettò il passo senza accorgersi
che il suo era il linguaggio del delirio.

«Le traslucide mani dell'ebreo
sfaccettano nella penombra i cristalli
e la sera che muore è paura e freddo.
(Le sere alle sere sono uguali).
 
Le mani e lo spazio di giacinto
che impallidisce sul confine del Ghetto
quasi non esistono per l'uomo quieto
che sta sognando un chiaro labirinto.
 
Non lo turba la fama, quel riflesso
di sogni nel sogno di un altro specchio,
né il timoroso amore delle fanciulle.
 
Libero dalla metafora e dal mito
sfaccetta un arduo cristallo: l'infinita
Mappa di Colui che è tutte le Sue stelle.»
 

 

«È una storia terribile!» esclamò una gallina in una zona della città dove non era accaduto il fatto «uno spaventoso scandalo in un pollaio! Non me la sento proprio di dormire da sola questa notte! Per fortuna siamo in tante sulla pertica.» E intanto raccontò in modo tale che le galline drizzarono le penne e il gallo fece afflosciare la cresta. «È proprio vero!»

 

Dalle cose che feci o dissi
non cerchino d’indovinare chi fui.
C’era un impedimento a trasformare
il mio modo di vivere e di agire.
C’era un impedimento, e mi fermava
molte volte che stavo per parlare.
Dalle mie azioni meno appariscenti
e dai miei scritti più velati –
da questo solo mi conosceranno.
Anche se forse non varrà la pena
che facciano tanti sforzi per capirmi.
Più avanti – in una società perfetta –
apparirà di certo qualcun altro
che mi somigli e agisca da uomo libero.
 

 

Alcune vicende recenti hanno portato alla ribalta la parola "Ubik".
Per chi non lo conoscesse, "Ubik" è un romanzo di Philip K. Dick (a mio parere il suo romanzo più importante).
P. K. Dick, un nome ben conosciuto a chi ama la fantascienza ma del tutto ignorato da tutto il resto del vasto mondo, è stato un autore geniale e sofferto, a cui hanno attinto a piene mani altri scrittori e, tanto, il cinema. Il film "Blade runner" (per chi non lo sapesse) è tratto dal romanzo breve di Dick "Do Androids Dream of Electric Sheep?".

 

L'uomo, per pagare il suo riscatto, ha due campi dalla creta profonda e ricca, ch'egli deve smuovere e dissodare col ferro della ragione.

Per ottenerne la più piccola rosa, per estorcerne alcune spighe, bisogna che egli li innaffi di continuo con le lagrime salate della sua fronte.

Un campo è l'Arte, e l'altro è l'Amore. - Per rendere propizio il giudice, quando verrà il giorno terribile della severa giustizia,

bisognerà mostrargli granai pieni di mèssi, e dei fiori le cui forme e i cui colori piacciano agli Angeli.

 

Molti uomini giurano
che i giorni passano invano.
Altri dicono che la vita
è un mare che si agita invano.

Noi cresciuti nella tempesta,
al ferro e al fuoco educati,
pensiamo che niente accade
invano, nulla si agita
per un respiro vano.

Nati troppo allegri,
alla siccità e al pianto temprati,
crediamo che tutto avviene
per un respiro vano, un filo
d'erba mai trema invano.

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