È da un po' che non parlo delle mie letture. Rimediamo subito, sperando di essere, se non utile, almeno ameno.

Sto sfogliando, reverenzialmente, un testo quanto mai bizzarro:

L'onanismo
Dissertazione sulle malattie prodotte dalla masturbazione

 

Dico sfogliando, e non leggendo, perché è un regalo per un caro amico il quale, qualche settimana fa, in una cena vitellonesca a base di baccalà, ha avuto il garbo di avviare un dibattito sui benefici che l'onanismo avrebbe (a suo dire, abbiamo qualche medico in sala che possa confermare?) sui malanni prostatici di noi giovani dentro e ultrasessantenni all'anagrafe medica.

Per quelle bizzarre combinazioni che a volte fanno temere di essere osservato speciale di forze misteriose e non necessariamente benevoli, pochi giorni dopo l'aureo libretto (di pregevole e preziosa fattura) mi ha fatto all'improvviso l'occhiolino su una bancarella di via Po e, naturalmente, non ho potuto ignorarlo.

 

Lungo il corso delle generazioni
gli uomini eressero la notte.
In principio era sonno e cecità
e spine che trafiggono il piede nudo
e paura dei lupi.

Nel romanzo breve "Do Androids Dream of Electric Sheep?", da cui è stato tratto il film "Blade Runner", Philip K. Dick si interroga, fra le altre questioni che sono la base abituale della sua "poetica", su cosa distingua un autentico essere umano da uno finto.

Gli androidi sono in tutto e per tutto umani: stessa struttura fisica e biologica, stessi sentimenti (come l'istinto di sopravvivenza, la capacità di innamorarsi o di odiare), addirittura l'autoconvinzione di essere umani *veri*.

Rick Deckard, il protagonista (nel film, Harrison Ford), deve esaminarli e capire *cosa* sono: umani o replicanti.

 

Durante gli ultimi venticinque anni della sua vita studiosa, l'eminente scienziato e filosofo Emanuel Swedenborg (1688-1772) stabilì la sua residenza a Londra. Siccome gli inglesi sono taciturni, prese l'abitudine quotidiana di conversare con dèmoni e angeli. Il Signore gli concesse di visitare le regioni ultraterrene e discorrere con i loro abitanti.

 

Dove la mente non è afflitta dalla paura e il capo è tenuto alto.

Dove la conoscenza è libera.

Dove il mondo non si è infranto
in frammenti delimitati da angusti muri domestici.

Dove le parole sorgono dalla profondità del Vero.

Dove lo sforzo instancabile allunga le proprie braccia
verso la perfezione.

Dove la corrente limpida della ragione
non ha smarrito la sua strada nell’arido deserto di sabbia dell’abitudine priva di vita.

Dove la mente è condotta da te nel mondo del pensiero e dell’azione in continua espansione.

Là in quel paradiso della libertà, Padre mio, risveglia il mio Paese!

 

Questa sera, la luna sogna con più indolenza; come una donna bella, su numerosi cuscini, che con mano distratta e leggera accarezzi, prima di addormentarsi, il contorno delle sue mammelle,

sopra il serico dorso delle molli valanghe, morente s'abbandona alle lunghe voluttà, e volge intorno gli occhi sulle bianche visioni che nell'azzurro salgono, simili a fioriture.

Quando talora, nel suo languore accidioso, ella lascia filare su questo globo un lagrima furtiva, un pio poeta, nemico del sonno,

prende nel cavo della mano quella pallida lagrima, dai riflessi iridati come un framento d'opale, e se la mette nel cuore, lungi dagli occhi del sole.

 

 
Io posso amare nello stesso tempo la bionda e la bruna,
colei che l’abbondanza rende tenera, come colei che gli stenti tradiscono,
colei che preferisce starsi sola, come colei che ama commedie e mascherate,
colei che sempre visse in mezzo ai campi, come colei che vive qui in città,
la fiduciosa come la più scaltra,
colei che con occhi di spugna versa lacrime,
come colei che come un sughero secco non piange.
Io posso amare quella e l’altra, e voi e voi,
io posso amarle tutte, purché non siano fedeli.

 

So vedere una mosca nel latte,
So riconoscere l'uomo dall'abito
So distinguere l'estate dall'inverno
So giudicare dal melo la mela
So conoscere dalla gomma l'albero,
So quando tutto è poi la stessa cosa,
So chi lavora e chi non fa un bel niente,
So tutto, ma non so chi sono io.

 

Il signor Baxter era un avido lettore di romanzi polizieschi, così quando decise di uccidere lo zio sapeva di non potersi concedere alcun errore.

Be', almeno una piccola falsa traccia, molto semplice avrebbe dovuto concedersela. Avrebbe dovuto portar via tutto il denaro contante dalla casa dello zio. Se non avesse preso questa precauzione, sarebbe stato un sospettato ideale, in quanto era il solo erede.

Se decidi di tornare a Itaca,
augurati che sia lunga la tua strada,
piena di avventure, piena di cose da scoprire.