Una volta sono andato in autostop da Milano a Crotone e poi, sempre in autostop, sono tornato a Milano.
A Macerata spesi 28 mila lire, delle 40 mila che possedevo in totale. Li spesi per comprare "The final cut", disco peraltro non particolarmente felice dei Pink Floyd.
Una volta mi spensi una sigaretta sul palmo della mano. Solo per dimostrare a una ragazza che mi piaceva quanto fossi forte, coraggioso e determinato. Era una ragazza bionda, con un caschetto liscio e, oggi lo so, una predisposizione al doppio mento. All'epoca leggevo letteratura americana poco nota.
Una volta mi ritrovai in un albergo a Ferrara a parlare con una ragazza di nome Terry che aveva i segni delle lamette su entrambi i polsi. In realtà l'ascoltai per ore. In realtà non l'ascoltai per niente: mentre lei parlava, pensavo alla lametta e al libro sul tavolo che avrei voluto leggere. Era non ricordo quale volume di "Dune", Editrice Nord.
Una volta passai tutta la notte, digiuno, a passeggiare nel porto di Bari in compagnia di un metronotte che metteva bigliettini sotto le serrande. Sarei voluto andare al cinema, ma c'erano solo film porno o con Lino Banfi. All'alba, mangiammo un cornetto insieme.
Una volta ho visto una donna volare giù dal Duomo di Milano. All'epoca sul palazzo di fronte c'erano dei neon pubblicitari. Cinzano e, mi pare, una figurina femminile stilizzata che batteva a macchina. In Stazione Centrale c'era la pubblicità della Spuma Giommy.
Una volta a Roma ho conosciuto Jodorowsky ma era ubriaco e non ci si poteva parlare. Quando me l'hanno presentato ero emozionatissimo e pensavo che avremmo parlato di cinema o dell'Incal Luce. Invece non diceva altro che "sciaoooo".
Una volta sono stato a Castelfranco Veneto. Non che ne abbia un gran ricordo.
Una volta, alla frontiera del Brennero, confusi marchi tedeschi e scellini austriaci, davanti a una specie di soldato Sc'vèik sempre più paonazzo. Poi mi persi a Innsbruck, innevata e completamente buia.
Una volta, ad Agrigento, toccavo il culo a una signora e ridevo e toccavo, sembravo io il padrone. Ho anche mangiato delle more di rovi a Selinunte, quella volta. E dei fichi poco più in là.
Una volta ero insieme a un canadese e ci hanno servito ravioli al cioccolato, in una trattoria friulana.
Una volta ho ascoltato Lino Patruno al Capolinea. Ero lì con una ragazza conosciuta in treno che poi ho riaccompagnata a casa e mai più rivista. Si faceva il segno della croce prima di mangiare.
Una volta, da solo, ho caricato un intero treno merci di 15 vagoni. Un mese a impilare sacchetti di una polvere bianca, inerte, che si usava per filtrare la birra.
Una volta mi sono addormentato sulla spiaggia di Barceloneta. Quando mi svegliai di scatto c'era un intenso odore di marijuana e tutti stavano fumando.
Una volta ho fatto a botte con degli altri bambini, per una storia di figurine. Uno diede un pugno contro un muro e si spellò il dorso della mano, con sangue e urla disperate.
Una volta ho riso tantissimo. Ma non ricordo perché. Ricordo di aver riso ma non perché. Che mi pare una bella fortuna perché, se dovesse ricapitarmi, riderò di nuovo tantissimo, come se fosse la prima volta.

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