Avevo fra i dieci e i quindici anni quando decisi di imparare lo spagnolo.
Non ricordo esattamente le tempistiche ma ricordo chiaramente che a un certo punto avevo fra le mani un libretto della Hoepli dal titolo promettente: "Imparare lo spagnolo".
Ricordo lo stupore nell'apprendere della strana abitudine ispanica di mettere i punti interrogativi ed esclamativi anche all'inizio della frase, ma A ROVESCIO(!).
E ricordo, cazzo se lo ricordo, che c'era (nella piccola antologia minima di letteratura spagnola) una poesiola semplice semplice di tale Federico Garcia Lorca: "La guitarra".
La imparai a memoria, IN SPAGNOLO.
La so ancora adesso, IN SPAGNOLO.
Empieza el llanto
de la guitarra.
Se rompen las copas
de la madrugada.
Empieza el llanto
de la guitarra.
Es inútil callarla.
Es imposible
callarla.
Llora monótona
como llora el agua,
como llora el viento
sobre la nevada.
Es imposible
callarla.
Llora por cosas
lejanas.
Arena del Sur caliente
que pide camelias blancas.
Llora flecha sin blanco,
la tarde sin mañana,
y el primer pájaro muerto
sobre la rama.
¡Oh, guitarra!
Corazón malherido
por cinco espadas.
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Ho, chiarissima, la consapevolezza che allora mi sia successo qualcosa. Di definitivo.
Comincia il pianto della chitarra
si rompono le coppe dell'alba
...
Siamo la somma di infinite cose (Borges dirà: «Sono servite tutte queste cose perché le nostre mani si incontrassero»).
Io so di avere, da qualche parte, anche quel frammento di flamenco.
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«...a notte fonda, Federico García Lorca è condotto a Víznar, presso Granada, e all'alba del 19 agosto 1936 viene fucilato sulla strada vicino alla Fuente grande, lungo il cammino che va da Víznar ad Alfacar. Il suo corpo non venne mai ritrovato.
Un documento della polizia franchista del 9 luglio 1965, ritrovato nel 2015, indicava le ragioni dell'esecuzione: "massone appartenente alla loggia Alhambra", "praticava l'omosessualità e altre aberrazioni"»
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Dimenticavo: naturalmente, non ho imparato lo spagnolo.

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