A un certo punto della mia vita ho deciso che ero troppo vecchio per Prevert e negli anni successivi ho mantenuto fede alla decisione.
Fino a sabato scorso.
Ho visto su una bancarella delle pulci al Baloon questo "Guanda" e niente, ho investito 1 euro e 50, contro tutte le intenzioni, gli impegni e perfino il pudore.

A pag. 19 c'è una delle più famose poesie di Prevert: "Per te amore mio".
Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato degli uccelli
Per te
amore mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato dei fiori
Per te
amore mio
Sono andato al mercato dei rottami
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amore mio
Poi sono andato al mercato degli schiavi
E ti ho cercata
Ma senza trovarti
ampre mio
Accuratamente piegato, un foglietto di un quaderno di scuola, a quadretti, riportava faticosamente, in stentato stampatello e con errori e cancellazioni, gli stessi versi.
Un adolescente, certamente, di quelle seduti agli ultimi banchi in classe, sbruffoni nei gesti e fragili nei sentimenti. Un adolescente che ha trascritto qualcosa che gli sembrava assomigliare a una struggente tenerezza, con queste "pesanti catene" che sono ben più possenti ed evocative degli stupidi lucchetti di ponte Milvio. Un adolescente che non ha mai trovato la forza e la spavalderia di recapitarlo, questo foglietto, a una ragazza dai capelli rossi seduta al pprimo banco e che mai si girava indietro. Un adolescente che forse si è fermato, nella lettura, proprio alla pagina 19, convinto di aver trovato quello che gli serviva e fanculo il resto.
Mi sentirei di dire che quel foglietto è l'oggetto più violentemente poetico di tutto il libro.

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