Ci sono libri che ti vengono incontro decisi, spavaldi, accelerando. Che lo vedi che se non fai qualcosa finiranno per investirti, traumatizzarti, fratturarti e poi giorni d'ospedale e farmaci equivalenti.
E quindi quando vedo arrivare questo "La rivolta delle Muse" (sottotitolo "Epigrammi d'Italia") a cura di Gaio Fratini, pubblicato in 64esimo da Vallardi nel 1994 e per sole 10.000 lire (quarta di copertina "Un viaggio arguto nell'universo epigrammatico da Marziale a Foscolo, da Flaiano a Pasolini") lo capisco subito che mi devo scansare, che non devo aprirlo nonostante tutti i quattro sensi che mi restano ululino (ululì, ululà) «Non morirai affatto! Anzi, Dio sa che quando tu lo aprissi, si aprirebbero i tuoi occhi e diventeresti come Dio, conoscendo il bene e il male».
E così, amico mio, cosa vuoi che ti dica: l'ho aperto.
E mi ritrovo subito in un inferno di citazioni, peccato originale del radical chic di rito calassiano e di prospicienza ceronettiana.
A un amico anziano
O uomo morale e vile
che fai danno a te stesso
ora che l'invidia senile
ha in te rimpiazzato il sesso!
J. Rodolfo Wilcock
A un delatore
Stammi lontano e muto
sia il tuo miglior saluto
Callimaco tradotto da F. Zulian
Ad una giovan signora
Va da me lungi, vanne...
dà ad altri la tua fè!
Mo tengo sittant''anne,
Nannì, che vuo' da me?...
Insuperato atleta,
natura a me largì
nu cazzo d'otto deta
ca te putea servì...
Oggi esso è gloria vecchia,
un vanto che già fu,
nu passo, na pellecchia
ca piscia e niente cchiù...
Finor, quanto ho potuto,
l'arte lo ridestò;
mo è gghiuto, è proprio juto,
cchiù ncuorpo nun ne vo'!
Perchè destargli tanta
sete di voluttà?
Comm' 'a reliquia santa
sulo lo può vasà!...
Raffaele Petra di Caccavone
Sia pace ai frati
Sia pace ai frati
purché sfratati:
e pace ai preti,
ma pochi e quieti:
cardinalume
non tolga il lume:
il maggior prete
torni alla rete:
leggi e non re:
l'Italia c'è.
Vittorio Alfieri
Vabbe'.
Mi fermo qui e leggo in silenzio.
Anzi no.
Declamo ad alta voce percorrendo a grandi passi il corridoio che dal letto porta al salotto, citando così due versi di Gaio Fratini di cui conservo sempiterna memoria:
Un uscio liscio
e, in asse, un cesso.

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