Quella bizzarra (almeno per alcuni) faccenda per cui le questioni di fede e le questioni civili devono restare, se possibile, separate.
Per una volta, la polemica che ha attraversato almeno gli ultimi 170 anni si ribalta nei termini e negli attori e, incredibile a dirsi, è lo Stato che prova a esercitare una indebita ingerenza nelle faccende della Chiesa.
A Crotone un parroco celebra Messa in mare, usando un materassino gonfiabile come altare, a conclusione di un campo di volontariato di Libera: la Procura di Crotone lo iscrive nel registro degli indagati per "per offesa a confessione religiosa". Riporta l'ANSA che "L'iniziativa del procuratore Giuseppe Capoccia nascerebbe, secondo quando appreso in ambienti giudiziari, dall'esame di articoli e foto apparsi soprattutto sui social che avrebbero arrecato offesa alla religione cattolica".
Non è, quindi e come ci si potrebbe aspettare, il Vescovo a eventualmente eccepire sulla ritualità inconsueta della Messa ma un Procuratore della Repubblica che domani potrebbe pretendere di stabilire se il vino usato nell'Eucarestia è adeguato o è blasfemo Tavernello.

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