C'è, nel sentire comune, una bizzarra e ingiustificabile confusione fra due questioni che sono solo parenti lontani: la libertà di pensiero e la libertà di espressione.


Si rivendica la libertà di pensiero intendendo quella di espressione che, se si riflettesse e se davvero si disponesse di un pensiero libero, ci si renderebbe immediatamente conto che per pensare liberamente bisogna disporre di un cervello privo di soggezioni e di condizionamenti, non di permessi di legge o sociali che siano; in altre parole, la capacità di pensare liberamente non è determinata dall'esterno, dalla democrazia, dalla Repubblica o, per converso, da poteri forti, da cattivi, da dittatori: la capacità di pensare liberamente è una caratteristica individuale, intima.

Scrive Lucio Dalla:

«Il pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare»

Semplificando, il pensiero è un fatto personale e la sua libera determinazione rimane un fatto privato. Libero per natura, nessun potere esterno può controllarlo o determinarlo.

Cosa ben diversa è la libertà di espressione: intanto, non necessariamente (anzi, è piuttosto raro che accada) a una espressione corrisponde un pensiero, liberi o meno che siano entrambi.
La libertà di espressione quella sì che è regolamentata. Dalla legge, sicuramente. Ma prima ancora dall'educazione, dal calcolo opportunistico, dai formalismi e le ipocrisie sociali e, in genere, da un complesso sistema di pesi e contrappesi, vantaggi e svantaggi (personali e sociali) che sono poi le infinite corde che tengono insieme, nel bene e nel male, le società complesse.

La libertà di espressione è un tema delicato, un argomento fragile e, per quanto strano possa sembrare, è stata sancita proprio per tutelare individui o gruppi che, in quanto minoranza, non sono in grado di dare voce libera al proprio punto di vista.

Spesso e volentieri la libertà di espressione viene accostata al diritto di satira (di solito solo quando fa comodo ma lasciamo perdere) e nella satira viene spesso citata una regola non scritta: la satira è tale quando prende di mira i potenti, se se la prende coi poveretti è bullismo.


 


Comments powered by CComment

Leggi anche...

  • Il gatto di Borges

     

    Non sono più silenziosi gli specchi
    né più furtiva l’alba avventuriera;
    sei, sotto la luna, quella pantera
    che a noi ci è dato percepire da lontano.

  • Ascolta il silenzio di una sedia

    Ascolta il silenzio di una sedia,
    diceva, e il battito dell’ora
    che sospinge il niente verso il niente.
    Negli occhi del cane segui le ombre
    del dubbio e i lampi del ricordo.
    Decifra le frasi che il ve...

  • Pido silencio

    Ahora me dejen tranquilo.
    Ahora se acostumbren sin mí.

    Yo voy a cerrar los ojos

    Y sólo quiero cinco cosas,
    cinco raices preferidas.

  • Il lungo addio [1]

    Cosa succede?

    Succede che circa un anno fa ho postato su Facebook il testo di una canzone di Roberto Vecchioni.

  • Strehler e io

    Io Giorgio Strehler un giorno l'ho incontrato.

    Cioè, non letteralmente: nel senso che andavamo nella stessa direzione, lui pochi passi più avanti.

This website runs on green hosting - verified by thegreenwebfoundation.org