Un certo marchese mio amico (raffinato editore di poesia selezionatissima, stampata su carta fatta a mano da una cartiera familiare di Catania, nonché collezionista di modernariato e cultore di ostriche dell'Atlantico e orchestre del Titanic) sosteneva, anni fa, che l'arte, la musica, la poesia, la letteratura e i prodotti "creativi" e culturali del Novecento e di buona parte dell'Ottocento fossero tutti, o almeno la più parte, frutti del consumo di varie droghe (oppio, alcol, hashish, fumo, cocaina, eroina, benzedrina etc).
Lo diceva da esperto conoscitore di tutti i termini che citava. Associava scrittori e opere, droga e versi, dosi e ritmi, poeti e overdose, musicisti e posto preciso al Père-Lachaise.
Oggi forse si potrebbe aggiungere buona parte della politica, limitando però le droghe interessate alla sola cocaina.
A stare larghi, possiamo aggiungere consumi più occasionali di anfetamine e derivati. Sono abbastanza convinto che certe inspiegabili giravolte degli ospiti fissi dei talk show televisivi siano abbastanza spiegabili con eccessi e carenze di bamba.
Come certe auto-sopravvalutazioni e certe conseguenti, improvvide cadute.

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