Cosa succede?
Succede che circa un anno fa ho postato su Facebook il testo di una canzone di Roberto Vecchioni.
Si intitola "A.R." (che sarebbero le iniziali di Arthur Rimbaud) e dice così:
«La miseria di una stanza a Londra
Le fumerie di Soho
Già grande si buttava via
E sua madre nel fienile, nel ricordo
Vecchia, scassata borghesia
Ribaltare le parole, invertire il senso fino allo sputo
Cercando un'altra poesia
E Verlaine che gli sparava e gli gridava
"Non lasciarmi, no, non lasciarmi, vita mia"
E nave, porca nave, vai
La gamba mi fa male, dai
Le luci di Marsiglia non arrivan mai
"Un hydrolat lacrimal lave
Les cieux vert-chou, les cieux vert-chou
Sous l'arbre tendronnier qui bave vous cautchous"
La gamba mi fa male, dai
Le luci di Marsiglia non arrivan mai
"Un hydrolat lacrimal lave
Les cieux vert-chou, les cieux vert-chou
Sous l'arbre tendronnier qui bave vous cautchous"
Portoghesi, inglesi e tanti altri uccelli di rapina
Scelse per compagnia
Quella voglia di annientarsi, di non darsi
E basta, basta poesia
E volersi far male al punto di finire, lui mercante d'armi
Fra l'Egitto e la follia
E una negra grande come un ospedale da aspettare
E poi la gamba e l'agonia
Scelse per compagnia
Quella voglia di annientarsi, di non darsi
E basta, basta poesia
E volersi far male al punto di finire, lui mercante d'armi
Fra l'Egitto e la follia
E una negra grande come un ospedale da aspettare
E poi la gamba e l'agonia
E nave, porca nave, vai
Fa freddo e manca poco, dai
Le luci di Marsiglia non arrivan mai
Ho visto tutto e cosa so?
Ho rinunciato, ho detto "no"
Ricordo a malapena quale nome ho
Fa freddo e manca poco, dai
Le luci di Marsiglia non arrivan mai
Ho visto tutto e cosa so?
Ho rinunciato, ho detto "no"
Ricordo a malapena quale nome ho
Arthur Rimbaud
Arthur Rimbaud
Arthur Rimbaud»
Arthur Rimbaud
Arthur Rimbaud»
Ho sottolineato in rosso la parola "negra".
Non sono un grande estimatore di Vecchioni, mi piace questa canzone e l'altra, quella su Alessandro Magno.
Non credo che qui la parola "negra" sia usata in senso razzista o offensivo. Narra un contesto, un sentimento, e proietta una immagine che è perfetta nella sua irregolarità semantica.
Un amore, un affetto, grande come un ospedale e nero come l'Africa. Ribaltare le parole, invertire il senso fino allo sputo, la pistolettata di Verlaine come estremo e irrisolto gesto di folle amore.
Cosa è successo?
È successo che Facebook ha bloccato il mio account per una settimana e per un altro mese quasi nessuno ha visto i miei post: l'algoritmo li ha fatti scivolare in fondo alla timeline dei miei amici. Sono stato accusato di istigazione all'odio razziale.
Ovviamente, a parte un vago senso di fastidio, la cosa in sé mi ha lasciato del tutto indifferente.
La cosa in sé, non i ragionamenti sulla cosa medesima.
Per esempio, mi ha portato a un lento riconsiderare di certe mie convinzioni su certi modi del terzo millennio di elaborare e trattare alcune conflittualità. Il fatto, per esempio, che piuttosto che affrontare dialetticamente i nodi gordiani del nostro tempo (il razzismo, per esempio) sia diventato regolare, perfettamente accettabile e perfino auspicabile, in presenza di elementi di tensione, operare sic et simpliciter una negazione.
Se il Rimbaud di Vecchioni, come del resto il poeta Rimbaud, è impegnato a
Ribaltare le parole, invertire il senso fino allo sputo
Cercando un'altra poesia
Cercando un'altra poesia
Facebook è impegnato a
Cancellare le parole, invertire il senso fino alla melassa
impedendo la poesia.
Io non voglio entrare (non qui, non ora) nelle questioni tecniche (l'algoritmo, l'intelligenza artificiale, etc) e, ancora meno, nelle polemiche culturali/politiche/antropologiche su "politically correct" e "cancel culture".
Lo scopo di questo post - e ne seguiranno altri, se non mi rompo i maroni prima - è semplicemente annunciare che questo mio blog, morto anni fa con l'avvento dei social, rinasce ora con un unico, semplice, ragionevole scopo: voglio un angolo mio in cui, nel rispetto delle leggi, della buona educazione, dell'intelligenza e della sensibilità di ognuno, io mi senta e sia a casa mia e possa esprimermi come credo, senza essere punito o minacciato di punizioni come un bambino discolo.
Non sono un bambino discolo. Sono adulto, consapevole e responsabile delle mie parole, dei miei pensieri e delle mie azioni.

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