C'è un settore incredibilmente presidiato, su internet: quello degli aforismi.

Se ti viene in mente una frase che hai orecchiato ma di cui non ricordi l'origine, cercala su internet. Troverai decine, centinaia di siti tutti specializzati in aforismi, frasette, citazioni, battute secche, rochefoucauldismi.

Ovviamente, tutta spazzatura buona al più per fare bella figura davanti a un bicchiere di vino di troppo.

Comunque, chi sono io per volermi tirare fuori da queste cianfrusaglie letterarie prive di valore?

Così, mi viene in mente una famosa frase di Mark Twain. Dice: «Scelgo il paradiso per il clima e l'inferno per la compagnia».

È una battuta fulminante, perfettamente in linea col personaggio, sulfureo e irriverente. Niente di più. Se conosci l'autore apprezzi sicuramente il tono guascone, la concisione e l'intrinseca furbizia quasi teatrale dell'autore umoristico.

Ma c'è un "ma". Che la frase mi fa tornare in mente di aver già sentito una cosa analoga. Non ricordo bene però e faccio qualche ricerca.

Si tratta del "sogno di Machiavelli".

Vi si narra che l'autore del "Principe" sul letto di morte rimproveri duramente il monaco accorso per l'estrema unzione per aver interrotto un suo sogno (o visione, se si preferisce).

In questa visione Machiavelli vede sé stesso morto e la sua anima in attesa di essere assegnata al Paradiso o all'Inferno. Con uno stratagemma, Machiavelli si intrufola in Paradiso e qui vede una fila interminabile di «frati, preti, monache, poveri, martiri, donne d’ogni qualità, di abiti molto strani e diversi». Chiede chi siano e gli viene risposto che si tratta dei santi e dei beati. Chiede quindi «Dove sono tanti filosofi, tanti imperadori? Dove si ritrova tanti capitani, tante mirabil donne, tanti eccellenti poeti, pittori, musici, scultori e altri mirabil persone?» e gli viene risposto che sono all'Inferno. Al che Niccolò decide che preferisce essere gettato all'Inferno perché non può stare senza: «Lasciatemi dunque andare, ch’io voglio andare da questi valenti uomini, che non voglio star in Paradiso senza questi uomini da bene».

E quindi lo scrittore americano, di cui sono pure un appassionato estimatore, ha in realtà rimaneggiato (da par suo, ovviamente) un modello vecchio di poco meno di cinquecento anni.

Il fatto è che anche l'attribuzione a Machiavelli non solo è dubbia (pesantemente dubbia) ma, se anche fosse originale, sarebbe un rimaneggiamento di modelli ancora precedenti.

Se cerchi "sogno di Machiavelli", esso viene dato come fatto assodato, come un fatto storico (sia pure relegato nel campo dell'aneddotica). Lo fa anche Lucio Villari su Repubblica in un articolo del 1997.

In realtà si tratterebbe di una fanfaluca messa in giro (in una delle sue innumerevoli lettere) da Anton Francesco Doni, un tizio curiosamente simile al maldicente Pietro Aretino (di cui fu prima amico e sodale e poi fiero avversario, fino a pubblicare un violento pamphlet in cui vaticinava la morte imminente dell'Aretino) e ripresa negli anni e nei secoli successivi come ulteriore argomento per tenere all'Indice le opere di Machiavelli.

Ma mica è finita.

Se anche l'episodio attribuito a Machiavelli fosse autentico, si tratterebbe del rimaneggiamento di modelli precedenti, come per esempio un anonimo prosimetro piccardo intitolato "Aucassin et Nicolette" e risalente ad almeno trecento anni prima della morte di Machiavelli, in cui si legge:

«Qu’ai-je à faire en Paradis? Je n’y désire pas entrer, mais bien avoir Nicolette[...] car en Paradis ne vont que telles gens que je vais vous dire: de vieux prêtres, de vieux éclopés et manchots qui nuit et jour se traînent devant leurs autels etleurs vieilles cryptes [...]. Mais bien en enfer veux-je aller car en enfer vont les beaux clercs et les beaux chevaliers qui sont morts aux tournois et aux belles guerres, avec ceux-là je veux bien aller.»

Il medesimo modello è inoltre utilizzato, con una forte connotazione oscena, da Agnolo Poliziano nei suoi "Detti piacevoli"

«Confessandosi l’asino dell’arte sua, cioè del "toppa la chiave", era molto ripreso dal confessore, il quale gli mostrava quanto fussino aspre le pene dell’inferno, e mostrava la gloria del paradiso quanto fussi grande, annoverando molte parti. Dimandò l’asino se in paradiso si chiavassi; inteso che non, disse: – E tio ne voglio inanzi ire all’inferno».

Nel 2016 Pasquale Terracciano ha pubblicato un corposo articolo (una quarantina di pagine) su "Rinascimento", una rivista pubblicata da Leo S. Olschki Editore, articolo intitolato "La politica all'inferno: rileggendo il sogno di Machiavelli", da cui sono partito per scrivere questa nota.

 


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