E battiamola sta fiacca!

Battiamola a carte, a braccio di ferro, col battitappeto, se il caso.

Il filosofo folle, nella Torino di neve e di frusta, folleggia col frusto cavallo, laddove Lisbeth, la saggia Lisbeth, motteggia col fiaccheraio, che sfotte.

Fumigosi e sifilitici studenti in pensione, fan flanella, fagnan e ciaparat, sulle porte sui portici su via Po e poi su per Superga, superando la Madre di Dio e salve, casa della Regina.

Non c'è verso.

 

Per quanto perverso, il gioco del motto e dell'assonanza riporta all'assonnanza, alla languida fiacca, all'ingiustificata mutezza dell'acca.

Se stracco dev'essere l'aggettivo, sia stracchino il sostantivo, o almeno il tentativo.

Il fiaccheraio va controcorente, immemore di Nietzsche e sua sorella, immune a l'ennui de la philosophie et a la Petite Philosophie De L'ennui (cit.).

Dans la nuit éternelle emportés sans retour, ne pourrons-nous jamais sur l'océan des âges jeter l'ancre un seul jour?

Ô fiacre! l’année à peine a fini sa carrière, dans die Ewige Wiederkunft!


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