Durante queste ore in treno ho letto un libro, alternando qualche sbirciata a Facebook.
Il libro, un saggio breve di Tahar Ben Jelloun, parla dei temi su cui personalmente baso i miei discrimini e le mie scelte di campo: il razzismo, la laicità, la libertà, l'uguaglianza... Lo fa con argomenti e parole che non mi convincono del tutto ma di cui apprezzo l'onestà intellettuale e l'evidente, quasi spasmodica, ansia di trovare una via della misura, un terreno comune, un'etica universale, una empatia che possano aiutare nella ri-costruzione di un percorso civile di condivisione e di fiducia.
Facebook invece parla di reali di seconda scelta, di maialini pericolosi, di sostituzione etnica e di complottismi, politici che strillano come galline in una cornice elettorale che è, a mia memoria, la più stupida e greve, violenta e inconsistente, campagna di tutti i tempi moderni, analisi sulla guerra (sulla GUERRA!) da terza media e ognuno, ancora più quelli che non sanno fare neanche la O col bicchiere, con la propria bella soluzione: della crisi energetica, del caro bollette, della crisi climatica, della cottura della pasta, degli ultimi ritrovati in fatto di inclusività, dei cinesi, i russi, i russi, gli americaaaaani no lacrime, non fermarti fino a domani sarà stato forse un tuono non mi meraviglio è una notte di fuoco...
Laura Pausini.
Laura Pausini.
I russi.
Gli americani.
Se è una femmina si chiamerà Futura.
«Sono l'ignoranza e la paura che suscitano, provocano, fondano il razzismo e l'intolleranza. Uno può non essere mai stato a scuola ed essere comunque generoso e buono. Ma la cosa peggiore è l'assenza totale di educazione. Più che mai gli scrittori, gli artisti, gli intellettuali, gli artigiani, tutti coloro che possono farlo, dovrebbero andare nelle scuole, parlare ai bambini, suscitare in loro la voglia di poesia, il desiderio di vivere viaggiando fra i libri, i quadri, i film.
Dalle scuole bisognerebbe passare alle prigioni. Anche lì si dovrebbe fare un discorso importante, perché si tratta di mostrare a dei ragazzi [...] che la religione è una questione privata, che la spiritualità è più essenziale di certe dimostrazioni di religiosità che finiscono nel far versare del sangue».

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