Io me lo ricordo, il mio primo libro.
Anche i successivi, fino a un certo punto.
Ma il primo, chi se lo dimentica.
Me lo consigliò Roccacannuccia, il mio maestro di terza elementare. Mi consigliò proprio di comprarlo, che "vedrai che ti serve".
E così un giorno entrai nella libreria di Antonio Capuano. Che era anche cartoleria, negozio di fotocopie, edicola e altro ancora.
Non ricordo i dettagli: credo che Antonio fosse stato già informato, non so. Gli adulti fanno sempre un sacco di cose alle spalle dei bambini; cose di cui i bambini solo a volte, crescendo, avranno consapevolezza.
Costava 1.700 lire.
Io ne avevo 200.
Antonio disse "Vabbe', poi me le porti quando ce le hai". A sette o otto anni ho fatto il mio primo debito. Un mutuo, una cambiale.
A mia madre, che mi chiese dove l'avessi preso, raccontai una qualche bugia, non ricordo. Ma penso che anche mia madre sapesse.
Nei giorni e nelle settimane successivi misi da parte ogni spicciolo e, ogni volta che arrivavo a 200 lire, correvo a versare ad Antonio. Non so quanto impiegai per pagare tutta la somma.
Intanto mi godevo il mio tesoro: lo sfogliavo, cercavo le parole.
Cazzo, quante parole: un profluvio. C'era anche la parola profluvio. C'era tutte le parole.
C'era anche la parola sedia. Curiosamente, ero molto interessato alla parola sedia.
In soffitta c'era un sacco di iuta pieno di quaderni e di cartoline di guerra. I quaderni, probabilmente, erano gli esercizi di uno dei miei zii morti in guerra. Scriveva col pennino, una scrittura sontuosa e notarile ma sbagliava le parole. Scriveva seggia invece di sedia. In dialetto, ma aggiungendo una "a" finale che in dialetto non c'era e che in italiano gli sembrava indispensabile. Quella "a" mancante sarebbe, oggi, lo schwa ovvero un suono eliso, una mancanza, una assenza. Mio zio, però, pensava che in italiano le parole dovessero finire con una vocale ben scandita. Non un biascicato seggiə, di una sillaba e uno sputo, ma un sonoro seggia, di due sillabe che ben rendessero la solidità dell'oggetto e la irrinunciabile postura del seduto.
Sul mio libro seggia non c'era, c'era sedia. Riflettendoci, non mi sono mai ribellato a questa mancanza. Ho accettato dal primo momento che l'errore fosse di mio zio, non del libro. Potrei ricavare, da questo, l'indicazione di una mia scarsa attitudine alla contestazione. Non so.
Ricordo altre parole.
Tamerici e lentisco.


Io ci sono cresciuto, fra tamerici e lentisco. Volevo sapere come si chiamano queste piante, sui libri.
Volevo sapere anche se c'era una parola speciale per indicare il profumo degli uni e degli altri.
Volevo sapere se fossero di più quelli come me, che preferivano il profumo dei lentischi o quelli che preferivano il profumo delle tamerici.
Scoprii che tamerici è femminile, anche se in dialetto è maschile. E questo, me l'hanno corretto ripetutamente da poco, non l'ho mai accettato. Non c'è verso: anche se dico "le tamerici", nella mia testa continuo a pensare "i tamerici".
Il mio primo libro fu un dizionario. E si chiamava proprio così: Il mio primo dizionario.
Vedo che è ancora in catalogo: è cambiata la copertina e sicuramente tanto altro.
La copertina.
Come posso non vederlo? La copertina del 1967/68 è adulta. Sembra disegnata da Munari. Quella scala di colori, a salire da un giallo luce a un rosso fuoco, la luce della conoscenza che raggiunge le vette del fuoco della passione...
La copertina di adesso espone animaletti pucciosi, caratteri infantili, colori che gridano vendetta davanti a Dio e agli uomini di buoni gusti.
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| Com'era | Com'è |
Sì, sono un boomer.
L'anno dopo Neil e Buzz finirono sulla luna proprio mentre io seguivo il Barone di Münchhausen (ero entrato in possesso di una di quelle riduzioni per l'infanzia del classici che non so se esistono ancora) che li aveva ben preceduti, con mezzi infinitamente più modesti: una pianta di fagioli turchi.
Affrontai il mondo nuovo con fiducia e ottimismo, armato di quel cartonato tozzo, un modesto parallelepipedo di parole incassate in un cartone rigido e spigoloso. Ogni volta che il Barone mi buttava lì, fra capo e collo, una parola che non conoscevo, correvo a chiedere aiuto al mio primo libro. Quello che le conteneva (quasi) tutte.


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