I sentieri sono due. Quello dell'uomo
di ferro e di superbia, che cavalca
con salda fede per la dubbia selva
del mondo, tra gli sberleffi e la danza
immota del Demonio e della Morte,
e l'altro, breve, il mio. Quando, in che notte
smorta o in che antico mattino scoprirono
gli occhi miei la fantastica epopea,
il durevole sogno di Durero,
l'eroe e la masnada delle ombre
che insidiose mi cercano, mi trovano?
Me, non il cavaliere, esorta il bianco
vegliardo coronato di sinuosi
serpenti. La clessidra successiva
misura il tempo mio, non il suo eterno.
Io sarò cenere e notte; partito
più tardi raggiungerò tuttavia
il termine mortale; mentre tu
che non sei, cavalier dalla spada
diritta, andrai per la selva stecchita
finché il genere umano durerà,
imperturbato, immaginario, eterno.

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