Noi che da ragazzi abbiamo letto la saga di Sandokan e di Tremal-Naik, parteggiavamo per un malese, per un principe del Borneo innamorato di una ragazza inglese, per un avventuriero portoghese.
Tutti uniti contro l'imperialismo britannico di James Brooke.
Non ci importavano le distinzioni di razza o di etnia, né le religioni o le diverse lingue. Tanto meno il colore della pelle o dei capelli.
Parteggiavamo per la riscossa degli oppressi, per la vittoria dei deboli contro i potenti, sognando un modo giusto in cui i cattivi fossero puniti e i buoni trionfassero.
 
Paria, Thugs, tenentini, bramini, vele al vento e cannoni, arrembaggi e scariche di fucileria.
 
La révolution, mes amis.
 
Saremmo mai potuto diventare qualcosa di diverso da ciò che siamo?
 


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