Io posso amare nello stesso tempo la bionda e la bruna,
colei che l’abbondanza rende tenera, come colei che gli stenti tradiscono,
colei che preferisce starsi sola, come colei che ama commedie e mascherate,
la fiduciosa come la più scaltra,
colei che con occhi di spugna versa lacrime,
come colei che come un sughero secco non piange.
Io posso amare quella e l’altra, e voi e voi,
io posso amarle tutte, purché non siano fedeli.
Quale altro vizio potrebbe convenirvi?
A vostra volta non ve ne servirete per fare come fecero le vostre madri?
O avete speso tutti i vecchi vizi, ed altri ancora ora ne scoverete?
Oppure vi tormenta la paura che l’uomo sia sincero?
Oh, non lo siamo, certo! E non lo siate voi!
Fate che io ne conosca venti, e voi fate lo stesso.
Derubatemi, ma non incatenatemi. Lasciatemi andar via.
Io che sono venuto a navigarvi,
dovrei esservi schiavo ormai per sempre,
soltanto per il fatto che voi siete sincere?
Ma Venere mi udì sospirare questo canto,
e per la dote più dolce dell’amore che è la varietà,
giurò di non averlo udito mai, e che mai più l’avrebbe consentito.
Giunse, prese visione e quindi ritornò per dire:
“Ahimè! Vedo che qui ci sono almeno due o tre
poveri eretici in amore,
che pensano di stabilire una pericolosa fedeltà.
Ma ho detto loro: “Fin quando sarete sinceri,
lo sarete con quelli che vi mentono!”.

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