La prima volta che ho incontrato l'Umberto è stato sulle pagine di "Apocalittici e integrati".

Avevo pochi anni (nell'aria c'era una diminuzione dei cavalli e un vertiginoso aumento dell'ottimismo) e lui mi parlò di questo tale Milton Caniff di cui ignoravo perfino l'esistenza.

Aprì le prime tavole di Steve Canyon e mi insegnò a leggerle, vignetta per vignetta, dettaglio per dettaglio, filo di fumo per filo di fumo. A me, che non sapevo chi fosse Steve Canyon.

Io che avevo imparato a leggere SUI FUMETTI, imparai a leggere I FUMETTI. O almeno, cominciai a provarci.

Umberto non me lo disse mai esplicitamente, ma mi fu chiaro da subito che quel metodo poteva essere applicato a molte più cose che ai fumetti.

 

Bastava mettersi lì, cercare i dettagli e dar loro un senso, possibilmente non a cazzo di cane. Prendi una cosa apparentemente semplice e cerchi di decifrarla. Finisce che scopri che invece non è per niente semplice ma che tu puoi capirla.

Finisce che poi quando senti qualcuno esclamare "Allegria!" capisci molto meglio cosa voglia dire.

Così poi questa amicizia è andata avanti, fra alti e bassi, come tutte le amicizie.

Ho passato ancora parecchie serate con lui: ricordo quando era lì che mi spiegava "Come si fa una tesi di laurea" (una sciocchezzina, un manualetto leggero) e di come io, che all'epoca ero ancora liceale, fossi preso dal desiderio di fare una tesi di laurea. In realtà poi feci una tesina breve di fine anno, su Ipponatte di Efeso e sul giambo zoppo, seguendo proprio i suoi consigli.

Lo incontravo poi spesso sotto casa, sull'ultima pagina dell'Espresso. Più che altro si scherzava e spesso si facevano giochi di parole. Forse devo a lui una certa passione per i giochi enigmistici, ma chissà. Forse in realtà eravamo entrambi influenzati in questo da quel comune amico, il Bartezzaghi.

Oh, non che non capitasse di rivederlo in occasioni più formali. Ero proprio lì che il mio prof di filosofia spiegava Guglielmo di Occam (io intanto leggevo Conan Doyle) quando scoppiò il caso dell'abbazia e si distinse la figura di Guglielmo di Baskerville e del fido Adso. E tutto si teneva che era una meraviglia.

Poi naufragammo insieme al largo di una barriera corallina e fu un casino venirne fuori. Centinaia di pagine che affaticavano la vista nelle ore notturne.

Ultimamente l'avevo perso un po' di vista, mi capitava di intravvederlo tra la folla, ma sempre da lontano.

Questa cosa che adesso pare non voglia più parlarmi mi lascia perplesso. È vero che lui ce l'aveva con gli imbecilli, ma dai... ho sempre fatto del mio meglio per non esserlo del tutto o almeno di non darlo troppo a vedere.

Dai, Umbè... fammi ancora una battuta e prometto che smetterò di scrivere scemenze su Facebook.


Comments powered by CComment