Ci sono alcune figure, nell'antropologia di tutte le società, a cui è fatto dono della deresponsabilizzazione: possono dire qualsiasi cosa, senza mai assumersene la responsabilità: sono, per esempio, lo scemo del villaggio, il buffone di corte, il bambino, il matto...

In sostanza, queste persone possono tranquillamente parlare a vanvera e nessuno gliene chiederà conto.

 

Bisognerebbe tenere da conto che quando si parla a vanvera e si rivendica il proprio diritto a farlo ci sono solo due strade: o ci si assume la responsabilità e gli effetti (sociali, politici, economici, ...) di ciò che si dice o ci si rifugia sotto la protezione della dereponsabilizzazione: nel secondo caso, si accetta di essere classificati scemi, buffoni, bambini, matti.

Non infrequentemente (in verità più in letteratura che nella vita reale) a queste figure viene addirittura riconosciuto un ruolo di "bocca della verità": il bambino può impunemente notare che il re è nudo, il buffone può motteggiare sulla calvizia dell'imperatore, il matto può annunciare la fine del mondo, lo scemo Shlomo salvare il mondo. Insomma, fare il buffone può avere i suoi indubbi vantaggi.

Non è lecito, però, che il ciambellano dell'Imperatore sgrufoli sotto la tavola raccontando barzellette sconce o, al contrario, che il buffone di corte decida la disposizione delle truppe in battaglia.


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