La morte è un lento defluire, di fiumara carsica in luglio.
Non è il tranciato violento di una diga, l'interruzione improvvisa e la secca conseguente.
È un lento ritrarsi, negarsi agli occhi, un mutismo assorto, distratto
l'ondeggiare di una tenda bianca nella calura pomeridiana.
C'ero, ero qui e ora ci sono di meno
c'erano flutti dirompenti e ora c'è acqua stagnante e un oppresso gracidìo.
Ero qui e ora c'è l'argilla del fondale, crepata dal sole e dall'arsura.
Lasciamo quello, forse: l'arsura in gola e una insaziabile sete di respiri.

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