Alla fine, cos'è un viso?
Sono abituato, per lavoro ma anche per dinamiche personali, a parlare con una enorme quantità di persone, quasi sempre senza vederne nessuna in faccia.
A volte lo scambio avviene in forma di rapida e informale chat, altre volte via mail, spesso al telefono.
In nessuna di queste situazioni ho davanti il viso dell'interlocutore.

 

Kafka ha la capacità e la sfacciataggine di affascinare il lettore, sollecitarlo con i suoi rimandi simbolici, stupirlo con la pirotecnica della sua inventiva e poi, crudelmente, abbandonarlo a sé stesso e a uno sconsolato: "E quindi?".

 

Nel 1965 Borges conosce Astor Piazzolla: dalla loro collaborazione nasce il disco "El Tango", un'opera poco nota ma fondamentale.
Album in studio di Piazzolla con testi tratti da poesie di Jorge Luis Borges.Le cronache riportano numerosi scontri fra Piazzolla e Borges, che si dimostrò particolarmente stronzo. Tra le altre cose, lo chiamava, con disprezzo, "Astor Pianola".
Astor, da parte sua, disse a Borges: "non capisci un cazzo di musica"."El Tango" rimane un'opera impressionante.

 

Di gente che abbia visitato il paradiso è pieno il mondo (almeno quello della fantasia). Me ne vengono in mente alcuni: Mark Twain che, nel suo suo ultimo romanzo "Captain Stormfield's Visit to Heaven", racconta la visita del Capitano al paradiso. Poi Machiavelli, che in punto di morte ha una visione dell'inferno e del paradiso, e ancora Emanuel Swedenborg (1688-1772) che potè visitare le regioni ultraterrene (paradiso compreso) e discorrere con i loro abitanti e poi, naturalmente, Dante, che non solo lo visita ma ne riporta anche una dettagliata guida turistica.

È solo una breve selezione in cui mancano, per esempio e colpevolmente, Santa Brigida di Svezia, San Giovanni Bosco e Santa Caterina da Genova, oltre al mistico Padre Pio e a figure come Maria Simma, i veggenti di Fatima, suor Faustina Kolwaska,il neurochirurgo Eben Alexander, Gloria Polo e la pletora di protagonisti di varie barzellette incentrate sul Pierino di turno che "muore e va in paradiso".

Insomma, se interessa l'argomento si ha solo che da cercare.

Quello che però presento oggi è "Il paradiso degli sciocchi", racconto del premio Nobel Isaac Bashevis Singer contenuto nella raccolta "Zlateh la capra". Lettura agilissima e divertente, per curare certe tetraggini che il nostro tempo non vuole risparmiarci, Che se storie dobbiamo acsoltare, che almeno siano di buona confezione.

 

Scavatemi la fossa ove volete,
Sopra una bassa piana o sopra un colle eccelso,
Fra le tombe piú umili che siano sulla terra,
Ma non in una terra ove l'uomo sia schiavo.

 

Da gente di terra e di fieno,
candelieri di ghiaccio alla finestra
e brace mattiniera nel camino,
sollievo del calderaio e del lardo rappreso,

sono emerso per congiunzione astrale
e ho coltivato con tigna ricordi altrui
e sogni di luna piena e di promesse dense
privi di metro, di accordi di versi,
ho sorseggiato fino all'ultima ubriachezza
misteriose bevande senza odore
dolori tetri senza sangue o grumi
buio torbido di sudore e sesso.