Attrup'chè a tutt i petr' d'a via.

 

È un modo di dire nel mio dialetto. Lo traduco come "Inciampare a ogni ciottolo sulla strada".

Si dice di persone permalose, puntigliose, ipercritiche, facili all'impuntatura e allo sbrocco d'ira, pochi inclini a considerare il piano generale (arrivare da qualche parte) e eccessivamente lamentose verso le grandi e, più spesso, le piccole difficoltà del cammino.

 

Lungo il corso delle generazioni
gli uomini eressero la notte.
In principio era sonno e cecità
e spine che trafiggono il piede nudo
e paura dei lupi.

Nel romanzo breve "Do Androids Dream of Electric Sheep?", da cui è stato tratto il film "Blade Runner", Philip K. Dick si interroga, fra le altre questioni che sono la base abituale della sua "poetica", su cosa distingua un autentico essere umano da uno finto.

Gli androidi sono in tutto e per tutto umani: stessa struttura fisica e biologica, stessi sentimenti (come l'istinto di sopravvivenza, la capacità di innamorarsi o di odiare), addirittura l'autoconvinzione di essere umani *veri*.

Rick Deckard, il protagonista (nel film, Harrison Ford), deve esaminarli e capire *cosa* sono: umani o replicanti.

 

Durante gli ultimi venticinque anni della sua vita studiosa, l'eminente scienziato e filosofo Emanuel Swedenborg (1688-1772) stabilì la sua residenza a Londra. Siccome gli inglesi sono taciturni, prese l'abitudine quotidiana di conversare con dèmoni e angeli. Il Signore gli concesse di visitare le regioni ultraterrene e discorrere con i loro abitanti.

Ci sono alcune figure, nell'antropologia di tutte le società, a cui è fatto dono della deresponsabilizzazione: possono dire qualsiasi cosa, senza mai assumersene la responsabilità: sono, per esempio, lo scemo del villaggio, il buffone di corte, il bambino, il matto...

In sostanza, queste persone possono tranquillamente parlare a vanvera e nessuno gliene chiederà conto.