Alla fine, quello è: ti guardi allo specchio, ti scruti dentro.
Non riconosci le rughe del viso, non riconosci gli sfregi dell'anima.
Sei altro.
Un grumo di desideri mancati, una chiazza colorata di peccati di cui vergognarti, qualche delusione per gradire, il gesticolare di una cena di tanti anni fa.
Ho bevuto tanto vino, nelle sere che ricordo, ho parlato più di quanto fosse possibile, ho guardato morbidezze da sfiorare, le ho guardate sfiorire.
Non ho visto arrivare questo tempo annunciato da tuoni.
Scivola il tempo in tempesta, si appresta e ribolle.
La mia tempesta, i miei lampi, che spaventano i cani e le lepri.